Lucij


Stazione

Gente che viene, gente che va
nel mentre della tristezza
occhi socchiusi che gia dicono
nostalgia;
il pensiero all’ameno vitigno
al dolce campo dorato
l’odore dell’acqua salmastra
il sapore della primavera
il nettare dell’'ultimo amore…
Tutto raccolto in veloci legacci
ciò che resta di un mondo perduto
ciò che resta nel cuore piangente.
Lo sbuffo del locomotore
copre l’'addio con un velo di nebbia.
Il canto del bosco
nascosto in rumor di ferraglia
si rassegna a quell’'ultimo fischio.
Un diamante per la terra natia.
Gente che và. Triste.
E più non ritorna.


(Dialettale)

Passiava l’atru juarnu ppi ri Conchi
E n’tra capu mi ci jia sbattiennu
A quanneranu tutti cupogni

E a cumu u tiempu va fujiennu.


Quanti suanni su passati du suppuartu

Quantu genti chi tirava avanti
Cu su poch’i macchia dintra l’uartu
Ppi da a campà a si strascinafacenti.

Tutti s’ammazzavanu i fatiga

E jianu ara jurnata
Ppi meti u granu e ancuna spica
E aru furnu na m’burnata.


E quann’era tiempu di castagni
Facianu vuci n’tra i vineddri
Ca chini avia di cogli a vigna

Avia bisuagnu i giuvineddri.

Eranu atri tiempi e atri munni:

oji un c’è rimastu nenti
fannu tutti i vacabbunni
e nessunu sinni penti.

                                                                                                             Endrio Tenuta



Una strada di vecchi lampioni
 
Parole inutili navigano nell’aria,
di gente senza passioni,
di anime fragili che continuano a far rumore
credendo di dare un significato alla propria vita.
 
Una strada di panchine rotte,
di alberi piangenti,
di manichini che passeggiano di notte
perché così fanno tutti.
 
Carrozzine di bambini,
che crescono con i lamenti di esseri senza senso,
con quelle voci che ti entrano nelle orecchie,
che ti scheggiano il cuore come frecce.
 
Parole inutili,
storpiate da lingue ingarbugliate,
taglienti come lame e aggressive come avvoltoi,
parole che continuano a spegnere i vecchi lampioni
di questa strada dove passiamo anche noi.
 
                                       

Volti nuovi
 
Si nascondono dietro vecchie bandiere,
crescono come l’erba malata
che invade il giardino fiorito,
soffocano quei germogli di primavera
che appena il sole hanno conosciuto.
 
Sono volti nell’ombra,
manichini senza occhi luminosi,
senza un briciolo di passione
per un paese che non smette di gridare,
per una piazza che non vuole cambiare.
 
C’è bisogno di volti nuovi,
occhi vivi come un prato di girasoli,
pugni stretti disposti a battere forte,
a lottare per quegli ideali di verità e di giustizia
che non esistono più!
 
C’è bisogno di coscienza di massa,
di cuori pulsanti senza catene,
di giovani pronti a scrivere pagine di poesie
su queste innumerevoli pene.
 
                                              
                                                     Francesco Garritano



Come Icaro

Vivo ancora dentro di me
quella notte di novembre

quando hai spiccato il volo.

Non posso dimenticare quelle lacrime
di chi ti amava, di chi sognava con te.

Non posso spegnere nel mio cervello

quel suono delle campane
che ricordavano il tuo essere.

Sei volato troppo in alto,
hai sfidato il sole della ragione,
hai consumato la tua giovinezzain pochi attimi.

Attimi di euforia,

attimi di gioia,

attimi di panico!


Troppo tardi, ormai,

per renderti conto

che avevi le ali di cera!


                    Ciao Ivan…
ciao ragazzi del sabato…
da tutti noi